Dice Marina Berlusconi su Antonio Di Pietro:
Ogni volta che parla riesce a compiere un miracolo. Quello di farmi vergognare profondamente, per un attimo, di essere italiana.
Che strano, è la stessa cosa che penso io quando parla suo padre.
Dice Marina Berlusconi su Antonio Di Pietro:
Ogni volta che parla riesce a compiere un miracolo. Quello di farmi vergognare profondamente, per un attimo, di essere italiana.
Che strano, è la stessa cosa che penso io quando parla suo padre.
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Berlusconi oggi ha parlato del suo nuovo amico Gheddafi:
«una persona intelligentissima, se è riuscito a stare al potere per 40 anni è perché sa il fatto suo».
E io che pensavo si chiamasse dittatura.
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Non ce la posso fare. Quando leggo queste notizie mi sento male. Questo è il nuovo logo dell’Italia all’estero:

Fa orrore, lo so. Il design ha la stessa qualità di quello delle confezioni di mozzarelle made in Germany che compro qua, solo che l’aggettivo “magic” aggiunge al tutto un che di burino e hard.
Il neo ministro del turismo Michela Vittoria Brambilla l’ha così commentato da Fede:
«Sono molto ansiosa di mostrare l’immagine nuova dell’Italia alla quale il presidente Berlusconi lavora da giorni».
Apperò, addirittura da giorni! E a me che sembrava uno sgorbio partorito in due secondi e invece ci si è pure impegnato!
Siccome dopo la presentazione di cotanto splendore gli italiani con un minimo di gusto estetico si sono giustamente ribellati, il ministro ha tenuto a precisare che si tratta solo di una bozza, anche se al Tg4 ha detto tutt’altro (vedi video). E speriamo.
Comunque mi piace questa politica di governo: spendiamo milioni di euro per creare un logo orripilante di cui non si sentiva il bisogno. Creiamo una patacca da appiccicare in ogni comunicato ufficiale, senza chiamare nessun designer competente. Tanto basta papi col Photoshop.
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Il leader libico Gheddafi arriva a Roma. Siccome gli alberghi non gli piacciono, chiede di piantare una tenda beduina a Villa Pamphilj. Il governo e i suoi rappresentanti, quelli del “se vengono in Italia, devono rispettare le nostre tradizioni e le nostre usanze”, del “no all’Italia mulitculturale”, del “no al kebab e al couscous”, pronti acconsentono. Perché se una donna vuole portare l’hijab mentre lavora non può farlo. Ma se un dittatore vuole riposare in una tenda nel bel mezzo del parco di una villa seicentesca, allora va bene. Sarà perché Gheddafi è il nuovo “amico” del premier Berlusconi, ora che George W. Bush non è più alla Casa Bianca? Chissà. Magari tra un po’ ci ritroveremo Berlusconi beduino, come nella canzone di Carosone che ho citato nel titolo, e potremo cantargli:
Comme si’ bello
a cavallo a stu camello,
cu ‘o binocolo a tracolla,
cu ‘o turbante e ‘o narghilè…
Intanto, non solo Gheddafi dormirà nel parco, parlerà pure in Senato: si sa, da quando la Libia “ci aiuta” con i famigerati respingimenti di clandestini bisogna tributarle grandi onori. E pazienza se Gheddafi una volta ci voleva bombardare. Come nelle migliori soap-operas, viene sempre il momento di redenzione del cattivo.
Ma la cosa forse più affascinante di tutta la vicenda è la dichiarazione rilasciata dall’onorevole Piero Longo (Pdl, ça va sans dire) per rintuzzare le proteste dell’opposizione, che un dittatore a parlare al Senato proprio non ce lo vorrebbe:
E Piero Longo (Pdl) ha ricordato che «la Libia fu provincia d’Italia».
Qual è la logica di questa affermazione? E’ una motivazione sensata? Ai posteri l’ardua sentenza.
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Ci sono delle malattie infettive infinitamente peggiori della Sars, della febbre suina o della tbc. Ultimamente in Italia ne gira una particolarmente contagiosa, in una forma che sembra provenire da un ceppo virale resistente ai farmaci sinora conosciuti. La situazione è grave, bisogna stare in guardia.
La malattia si chiama contraddittorite, volgarmente detta febbre del contraddittorio. E’ una malattia subdola, perché chi ne è affetto sembra in un primo tempo assolutamente normale; è bene, infatti, in questi casi operare una diagnosi differenziale. Generalmente il malato di contraddittorite frequenta salotti televisivi e talk shows, ed è proprio lì che rischia di contrarre la malattia. Come una volta i bordelli erano ricettacolo della sifilide (con cui la contraddittorite potrebbe condividere uno dei nomignoli, de morbo foedo et occulto), così ora programmi come Annozero o Ballarò sono diventati bacini di contagio.
Ma veniamo ai sintomi. Di solito il malato si riconosce perché tende a cominciare i propri discorsi con frasi tipo “Io vorrei solo dire che quando si parla di una persona, è bene che quella persona sia presente”, oppure “Vorrei dire che non si può parlare di un assente senza il regolare contraddittorio” (da cui poi il nome della malattia stessa.
Un esempio chiarificherà tutto:
Vedete? La contraddittorite è molto pericolosa, perché all’apparenza sembra trattarsi di una persona normale, ma le frasi senza senso pronunciate svelano poi la fase acuta della malattia. Nei casi più gravi, il malato arriverà a denunciare l’assenza di contraddittorio non solo a voce, ma con qualsiasi mezzo di comunicazione a sua disposizione. Alcuni esempi da enciclopedia medica:
“L’attacco di ieri sera, utilizzando senza contraddittorio il mezzo televisivo pubblico, è una vergognosa imboscata. Mi auguro che vi si possa porre riparo evitando almeno che episodi del genere si possano ripetere”, ha detto senza mezzi termini il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli (qui).
Ma anche Anna Finocchiaro del Pd ha criticato la condotta di Travaglio: “Trovo inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio” (qui).
L’incontro di MicroMega si è svolto senza nessun contraddittorio, nessuna domanda e si è concluso tra gli scroscianti applausi del pubblico (qui).
Come sempre: senza contraddittorio, senza difesa, senza diritto di replica, con i funzionari del tribunale del popolo televisivo che si atteggiano a coraggiosi smascheratori del vizio, a temerari indagatori in perenne odore di martirio (Pierluigi Battista, qui).
Bisogna quindi stare in guardia, perché tra un po’ non vi sarà più permesso di esprimere un parere senza che qualche infetto salti su a dirvi: non c’è il contraddittorio! La febbre dilaga.
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Su Il Giornale di oggi il ministro Sacconi, con aria da intenditore, svela le oscure e mefitiche trame cospiratorie che coinvolgono la sinistra italiana e la stampa estera.
Cosa le ha dato più fastidio in queste settimane prima del voto per le europee e le amministrative?
«Il lavorio fatto dalla stampa internazionale per screditare l’Italia. E la certezza che dietro ogni organizzazione internazionale che si pronuncia contro l’Italia e dietro ogni articolo ostile della stampa estera, si debba sempre cercare l’italiano o gli italiani».
E come fanno a convincere i corrispondenti stranieri a piazzare nel giornale articoli contro il governo?
«Ci sono salotti autoreferenziali che sono particolarmente abili nell’avvolgere nelle loro spire i corrispondenti dei giornali internazionali».
E stica, come dicono a Roma. Manca poco che invochi il complotto demoplutogiudaico o i protocolli dei Savi di Sion e siamo a posto. Giornalisti stranieri additati come corruttibili fedifraghi complottanti, all’insegna del ben noto mantra sietesoloinvidiosi.
Certo che, oh! La sinistra italiana ha dei poteri inimmaginabili! Mi domando come mai non li utilizzi per vincere le elezioni… Questi, infatti, sono solo alcuni dei titoli usciti all’estero di recente. Una vera e propria piovra, questa sinistra italiana!
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“Erano pronti a pagarmi per incastrare Berlusconi”, ha dichiarato [Laura Drezwicka] in un’intervista apparsa ieri sul Giornale.
Intervista? Quale intervista? Dov’era scritto che era un’intervista? Erano stralci di conversazioni presumibilmente presi da una registrazione (e infatti oggi Giordano ammette che ci sia stata una registrazione, quindi una specie di “trappola”), virgolettati e messi uno dopo l’altro. Non c’era nessuna intervista, o forse a Il Giornale non sanno che un’intervista prevede una domanda e una risposta una dietro l’altra…
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Il Giornale non ha proprio pudore e la verità non sa dove stia di casa.
Pubblica un articolo “esplosivo”, rivelando che L’Espresso sarebbe stato disposto a pagare cinquantamila euro a tale Laura Drezwicka, ex GF, che millanta una relazione con Berlusconi e che vorrebbe vendere un’intervista in cui racconta la sua liaison dangereuse. Il giornale del premier si indigna contro la stampa che vorrebbe spiare l’austero primo ministro dal buco della serratura e accusa L’Espresso di aver ricercato i particolari più piccanti, tipo predilezione per i ménages à trois e cose del genere. Tutte queste accuse de Il Giornale, tra l’altro, si trovano in un articolo che di giornalistico non ha nemmeno lo 0,001%, considerando che riporta frasi in virgolettato, senza spiegare se sono tratte da una registrazione, se le ha riportate qualcuno o se se le sono inventate. Forse è solo una mia pia illusione, ma credo che un articolo, a fortiori con accuse così pesanti, dovrebbe esplicitare le proprie fonti (sempre se sono vere). Da notare poi che se le frasi fossero tratte da una registrazione, bisognerebbe pensare che si tratti di qualcosa di architettato per incastrare i giornalisti de L’Espresso con una finta proposta di scoop.
Ma arrivo al punto. Sul blog di Alessandro Gilioli, ho acoltato la conversazione telefonica tra Marco Lillo, giornalista de L’Espresso, e Roberta Arrigoni, titolare dell’agenzia Unopress, che avrebbe fatto da intermediaria per la Drezwicka. Dalla telefonata si evince chiaramente che le accuse de Il Giornale sono false come le monete da tre euro.
E la gente ancora ci crede a quello che sparano Mario Giordano & co.?
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